Il termine «Antropocene» ha assunto, negli ultimi anni, una valenza ideologica, descrittiva o prescrittiva che sia. Si tratta di un concetto che, nella sua forma più ristretta e rigorosamente scientifica non esiste, come vedremo a breve, ma che continua a circolare sulla stampa e nei discorsi degli addetti ai lavori, e può fornirci più d’una chiave di lettura rispetto a quanto ci sta succedendo e ai grandi temi dell’ecologia e della sostenibilità.
Pur avendo lontani antecedenti, che si possono ricondurre già al geologo Antonio Stoppani il quale anticipò il concetto di «era antropozoica» nel 1873 e ancor prima, nel 1864, a G.P. Marsh, che avanzò la tesi secondo la quale l’attività umana era tanto invasiva da poter esser considerata una vera e propria “nuova forza tellurica che per potenza e universalità può essere paragonata alle maggiori forze della terra”, il concetto di Antropocene assurge alle cronache e diviene una prospettiva esplicativa ad ampio raggio con i recenti sviluppi legati alla crisi climatica e presso i sostenitori della tutela dell’ecosistema e della natura. Probabilmente sono stati l’ingegnere -e meteorologo- Paul Jozef Crutzen, vincitore del premio Nobel per la chimica nel 1995, e il naturalista Eugene Filmore Stoermer a contribuire maggiormente alla sua diffusione, in particolare con la pubblicazione del saggio «The Antropocene», del successivo «Geology of minkind» sulla rivista Nature, e del volume, che ne fa esplicito riferimento sin dal titolo, «Benvenuti nell’Antropocene. L’uomo ha cambiato il clima, la Terra entra in una nuova era», che fa di questa prospettiva una colonna portante dell’attivismo ambientalista.
Antropocene è divenuto, negli ultimi vent’anni, un concetto sintetico che condensa su di sé molte altre nozioni potenzialmente correlate, ma anche diverse prospettive ideologiche che ne hanno fatto una bandiera politica e che, di conseguenza, ne condizionano spesso una valutazione equidistante e realistica. Questo ampio paniere speculativo va esplorato anche perché rimane poco noto al grande pubblico, che spesso non conosce nemmeno l’esistenza del termine «Antropocene», ma paradossalmente appare sin troppo noto agli addetti ai lavori, che ne danno per scontato il significato e, di conseguenza, la sua effettività e le implicazioni correlate, utilizzandolo per ulteriori estensioni teoriche, come quella legata al cosiddetto Super-Antropocene (ma questa è già un’altra storia, che racconteremo altrove).
Nei primi anni duemila il concetto assume una tale importanza da divenire il cuore di un vero e proprio dibattito scientifico. Nel 2009 viene costituita una speciale commissione, l’«Anthropocene Working Group (AWG)», espressamente istituita per verificare se esistono i presupposti per definire l’Antropocene come realtà geologica, condizione necessaria per poterlo definire «epoca». Il gruppo di lavoro viene indicato dalla Subcommission on Quaternary Stratigraphy (SQS), un organo componente della International Commission on Stratigraphy (ICS), cioè l’Ente più riconosciuto a livello internazionale, insieme all’Unione Internazionale delle Scienze Geologiche (IUGS), nelle valutazioni in ambito geologico e geofisico, e in particolare nel ricostruire le evidenze delle ere geologiche, nella storia della Terra, avvalendosi delle prove presenti nelle rocce. Il gruppo di lavoro annovera fra i suoi membri i geologi e gli stratigrafi più titolati per esprimere un parere esperto in merito, ma comprende anche studiosi di scienze umane e sociali; questo fatto, oltre a fornire il necessario respiro interdisciplinare all’esito delle valutazioni, è interessante nell’ambito di una valutazione più ampia nelle riflessioni sull’Antropocene.
Nel 2022 il AWG ha dato vita a un processo rigoroso di valutazione per poter stabilire con precisione la sussistenza o meno dello statuto di «era geologica» da attribuire all’Antropocene; in particolare si è avviata la selezione di un GSSP, cioè lo studio per l’individuazione di «sezioni e punti stratigrafici globali» che indicassero l’evidenza degli esiti della mano dell’uomo nella composizione attuale della Terra. In altre parole, si trattava di verificare se fosse possibile stabilire con rigorosa certezza che la stratigrafia geologica indicasse inequivocabilmente la presenza di strati sedimentari dovuti all’operato dell’uomo. Se il processo fosse andato a buon fine l’Antropocene sarebbe stato ufficialmente definito «era geologica» e avrebbe ottenuto un posto nella Carta Cronostratigrafica Internazionale. Al termine di un lungo processo di valutazione, tuttavia, la commissione, nel marzo del 2024, è giunta alla conclusione che “l’aggiunta di un’epoca Antropocene – e la fine dell’epoca Olocene – non è supportata dagli standard utilizzati per definire le epoche”. Gli scienziati hanno stabilito dunque che l’Antropocene, come era geologica, non esiste. L’Olocene è salvo: rimane l’epoca del presente e dovrà passare altro tempo prima di poter definire con certezza che siamo approdati a un’altra era geologica.
- Cosa cambia, per noi, che ci eravamo abituati ad attribuire «un certo significato» al concetto di Antropocene?
- Siamo sicuri che non stiamo «buttando via il bambino con l’acqua sporca»?
G. Bernardoni e G. Brigola, Corso di geologia del professore Antonio Stoppani: Geologia stratigrafica, Vol. 2, 1873
P.J. Crutzen, E.F. Stoermer, The “Anthropocene”, in Global Change newsletter, n°41, may 2000
P.J. Crutzen, E.F. Stoermer, The “Anthropocene”, op. cit.
P.J. Crutzen, Geology of mankind, Nature, Vol. 415, 3 January, 2002
P.J. Crutzen, Benvenuti nell’Antropocene. L’uomo ha cambiato il clima, la Terra entra in una nuova era. Mondadori, 2005
La Subcommission on Quaternary Stratigraphy (SQS) ha il compito di attribuire le «unità temporali» nel nostro periodo geologico più recente.
E.C. Ellis, L’Antropocene non è un’epoca, ma l’era umana è senza dubbio in corso, Le Scienze, 08.03,2024. L’originale in The conversation, 05.03.2024


